interview

30/12/2010 
Ricami metallici 

1. Giovane ed ambizioso decidi di intraprendere un percorso d’arte in un tempo di crisi economica, in un oggi incerto, avvolto dai fantasmi dell’oscurantismo. Cosa ti ha convinto ad affrontare un passo così importante considerando il contesto culturale che soffocherà di slancio il nostro futuro?
Non credo che il contesto culturale soffocherà il nostro futuro, anzi sono convinto che sia da lì che nasca ogni cambiamento.
In questo momento ci sono molte persone, artisti e non, che si dedicano con determinazione affinché le cose cambino. Per quanto mi riguarda non credo di aver fatto nessun passo così importante, penso di aver fatto l’unica cosa che dovevo fare.

2. Ti sei recentemente diplomato all’Accademia di Belle Arti dopo anni di studi con un 110 e lode. L’arte, quindi, è sempre stata una prepotente passione o, al contrario, è maturata nel tempo, giorno dopo giorno. Nel senso: tu hai fatto l’arte o l’arte ha fatto te?
Entrambe le cose.
Credo che, per intraprendere ogni tipo di percorso artistico, servano molta determinazione e coraggio, e dal momento in cui intraprendi questa strada ti accorgi di osservare il mondo con altri occhi.

3. Quale tipo di coinvolgimento emotivo, quale necessità impellente, quale vizio esistenziale, quale forma poetica, quale orizzonte per il tuo essere uno scultore?
La necessità di guardarsi dentro.
Le mie opere sono ritratti/autoritratti di un uomo che riflette sul proprio essere, sulle proprie emotività ed affettività; frammenti che restano in sospeso al di fuori di ogni contesto, in uno spazio che li contiene e li trattiene; pezzi di un discorso incompiuto; concetti rimasti in sospeso che devono trovare il proprio posto; pensieri e riflessioni in una dimensione “altra”, al di fuori del reale, necessaria per scoprire con chiarezza ogni segno, ogni traccia del mio essere, per perdere ogni punto di riferimento al di fuori di sé.

4. Perché, in assoluto, l’utilizzo imperativo del filo di ferro saldato per creare corpi, volti e forme in generale?
L’elemento imperante nel mio lavoro, non è tanto il filo di ferro, ma il groviglio, l’intreccio, la sovrapposizione di fili, linee e segni, che come passioni, sentimenti ed emozioni si ammassano e si sovrappongono costituendo l’intera figura. Il groviglio non è inteso come mera texture compositiva del lavoro, ma come metafora di un discorso e di una poetica ben precisa, dalla quale nasce la necessità dell’utilizzo del filo.
Il filo è un mezzo di congiunzione, di trasmissione ,ma anche un elemento che lega ed imprigiona, necessario per rendere visibile il senso di inquietudine, di energia in tumulto, di forza viva e vibrante che ci appartiene.
Il ferro, invece, entra a far parte del lavoro per le sue caratteristiche plastiche, cromatiche, per la sua pesantezza, e perché come ogni altro metallo è conduttore di energia. Il filo di ferro è importante per il significato metaforico che assume.


5. Quanto pesa una tua opera? Mi spiego meglio: dai primi lavori fino ad oggi è evidente l’uso della materia, della manipolazione, della opposizione volontaria alla forza di gravità che risulta evidente, che si fa sentire, quando ci si ferma di fronte alle tue opere, anche per uno sguardo strisciato. Secondo te, quindi, di quale spessore artistico stiamo parlando? Di quale espressione sperimentale?
Non so dare una risposta perché, in effetti, non so come definirla e sinceramente non ne ho riflettuto a riguardo.

6. Secondo Darwin i comportamenti vengono influenzati dal contesto volumetrico, dall’entità in metri cubi, in cui si nasce. Quanto e come si è modificato il tuo lavoro da quando hai un tuo studio?
In maniera sostanziale. Avere un proprio studio, un grande spazio completamente da gestire ed organizzare, ti permette di osservare il tuo lavoro sotto diversi punti di vista, di guardarlo in un'altra maniera e di constatare come l’opera stessa cambi insieme allo spazio in cui si trova. Avere un grande spazio a disposizione ti permette di lavorare in maniera più libera, di sperimentare nuove situazioni. Questo mio nuovo studio è insieme la causa e la conseguenza del lavoro di quest’ultimo periodo.

7. L’Italia è stata la culla della cultura per secoli e nei secoli. Secondo te a cosa è dovuta la attuale crisi della Arte italiana? Siamo poi così certi che ci sia in atto una seria crisi della Arte italiana?
Credo che l’arte in Italia stia passando un momento difficile perché, rispetto ad altri paesi europei, resta sempre molto titubante nell’investire e scommettere su di una nuova generazione di artisti. Sono convinto che in Italia ci siano molte personalità che meritino attenzione e che non abbiano nulla da invidiare ad artisti già affermati; ma in questo momento è molto difficile vivere solamente con l’arte.

8. In qualità di giovane ed intraprendente artista cosa consiglieresti ai tuoi colleghi ancora titubanti sulla decisione di vivere, definitivamente, il mondo dell’arte contemporanea?
Essere sinceri con se stessi.

9. Cosa ti ha convinto a definirti un Artista? Inoltre, se mi consenti, non ti ho mai sentito parlare della forza gravitazionale, del peso specifico, della densità sospesa dei tuoi artefatti. Ci sono dei motivi?
Credo di non essermi mai definito un artista, mi ritengo solo una persona che asseconda le proprie necessità. Non ho mai parlato di questi aspetti del lavoro solamente perché li ritengo secondari rispetto al significato metaforico dell’opera.

10. Quali libri della notte hai sistemato sul comodino? Alberto Giacometti ti tiene compagnia? Ti capita di dialogare con lui?
Alberto Giacometti è uno dei più grandi artisti del Novecento e evidentemente ha influenzato il mio percorso artistico, ma in realtà non c’è un unico e vero interlocutore al quale riferirmi. Con il mio lavoro mi rivolgo alla mia contemporaneità attraverso le conoscenze ed esperienze che mi sono fatto nel corso degli anni.

11. Inoltre che tipo di musica ti piace ascoltare? Un nome, un autore su tutti, per te eterno ed estremo, universale, al di fuori del possibile, presente, sempre, negli spazi vuoti dei tuoi ricami metallici.
Non c’è un genere che prediligo o un artista in particolare a cui fare riferimento dipende molto spesso dal momento o dalla situazione. La musica per me è fondamentale, dietro ogni mia opera c’è ,in un certo senso, sempre un sottofondo musicale. Mentre lavoro ne ascolto molta e da sempre trovo grande affinità tra arte e musica. Spesso mi paragono a chi suona uno strumento: entrambi seppur con mezzi differenti, esprimiamo le nostre emozioni.

12. In finale di partita: cosa ti aspetti dal futuro? Ti crei il tuo destino o il destino crea te?
Credo che ognuno si crei il proprio destino attraverso le scelte e le azioni che fa ogni giorno, ma a volte gli eventi ti mettono di fronte a situazioni più grandi che sono molto difficili da gestire.

Grazie per la disponibilità dimostrata.

JACOPO CAGGIANO for ARTITUDE

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